
La Sicilia affronta da tempo un grave problema legato agli incendi, un fenomeno che si intensifica soprattutto nei mesi estivi, quando il caldo e la siccità aumentano significativamente il rischio.
Ogni anno, l’isola è pesantemente colpita da incendi boschivi che distruggono vaste aree di vegetazione, con gravi conseguenze per l’ambiente, la fauna, l’agricoltura e la sicurezza delle persone. Nell’estate da record del 2023, ad esempio, tra il 24 e il 28 luglio, sono andati in fumo circa 80 km² di superficie boschiva, quasi la metà di quanto bruciato nell’intero anno. Nel 2024, la situazione non è migliorata: la Sicilia ha registrato un numero significativo di incendi boschivi, con una superficie totale percorsa dal fuoco che ha rappresentato il 45% del totale nazionale, secondo i dati dell’Ispra. In particolare, la provincia di Agrigento è stata la più colpita, con 48 km² di superficie bruciata. Complessivamente, la Sicilia ha subìto il 34% del totale nazionale delle superfici forestali devastate dal fuoco.
Le cause degli incendi
Le cause degli incendi non sono attribuibili solo alle condizioni climatiche avverse, come il caldo torrido, la siccità e i forti venti, ma anche a gravi carenze strutturali nella gestione delle emergenze. Quasi tutti gli incendi sono causati da attività umane, sia intenzionali che accidentali. Gli incendi di origine naturale, come quelli provocati da fulmini o fenomeni di autocombustione, sono estremamente rari, più spesso gli incendi iniziano per cause involontarie o roghi per bruciare sterpaglie.
Carenza di risorse e gestione inadeguata
La maggior parte degli incendi è di origine dolosa, sebbene sia difficile individuare i colpevoli, ma purtroppo le conseguenze penali per i responsabili sono spesso irrisorie rispetto alla gravità dei danni provocati. La situazione è ulteriormente aggravata dalla carenza di personale specializzato, dalla insufficienza di mezzi adeguati e da una gestione spesso inadeguata. La Protezione Civile emette regolarmente avvisi di allerta per incendi e ondate di calore, cercando di informare e sensibilizzare la popolazione sui rischi e sulle misure preventive da adottare. Tuttavia, la risposta continua a essere insufficiente rispetto alla portata e alla frequenza di questo grave fenomeno.
Chi guadagna dal disastro ambientale?
I disastri ambientali, possono generare guadagni per alcuni individui o gruppi. Gli speculatori immobiliari acquistano terreni bruciati a basso costo per trasformarli in aree edificabili o turistiche. Le imprese di risanamento che si occupano della bonifica dei terreni possono trarre profitto dai contratti di recupero. Alcuni gruppi criminali potrebbero appiccare incendi dolosi per liberare terreni da sfruttare. Inoltre, il settore della ricostruzione guadagna attraverso i lavori di ripristino e il settore delle assicurazioni dalle pratiche di risarcimento, la conversione dei terreni bruciati in coltivazioni agricole o piantagioni di alberi da legno è un altro modo in cui alcune imprese traggono profitto, e chi guadagna da questi disastri lo fa a spese della natura e dell’ambiente.
Ritardi nella prevenzione degli incendi
I ritardi nella prevenzione degli incendi in Sicilia sono dovuti a vari fattori, tra cui la mancanza di una gestione tempestiva, con risorse assegnate troppo tardi; la stagione di allerta per gli incendi parte generalmente a maggio, quando il rischio diventa più elevato a causa delle alte temperature e della siccità. Il piano antincendio regionale viene attivato prima dell’inizio ufficiale della campagna estiva, che solitamente parte a giugno, quando già fa abbastanza caldo, e i ritardi nella gestione possono comprometterne l’efficacia. Un altro problema è la lentezza burocratica nelle procedure dei fondi e per organizzare gli interventi. Inoltre, c’è una carenza di personale specializzato e un coordinamento inefficace tra enti locali e regionali, che rallenta le operazioni. Questi ritardi, uniti ai cambiamenti climatici, rendono più difficile e costosa la lotta contro gli incendi, con gravi impatti sull’ambiente e la sicurezza.
La questione dei forestali: Sono necessari o è uno spreco?
Il numero di forestali in Sicilia ha subito significativi cambiamenti nel corso degli anni. Nel 2005, la regione contava circa 35.000 lavoratori forestali, ma a causa del blocco delle assunzioni e della ristrutturazione del settore, il numero di forestali è diminuito drasticamente. Complessivamente in Sicilia i lavoratori forestali stagionali, trimestrali o semestrali, sono circa 20.000 (dati al 2020) perché altri 12.000 – che dipendono dall’assessorato all’Agricoltura, Sviluppo rurale e Pesca -, sono in servizio per la manutenzione delle aree naturali protette, nei parchi regionali, e nell’Azienda Foreste demaniali della Regione (Dati Wikipedia).
Il numero e il costo di questi operai forestali, per la Sicilia, seppur part-time e stagionali, è risultato sproporzionato rispetto alle altre regioni d’Italia, dove la presenza di forestali è meno numerosa. Regioni come la Lombardia, l’Emilia-Romagna o il Veneto hanno un numero inferiore di forestali in proporzione alla superficie forestale.
Sebbene il numero di forestali in Sicilia possa sembrare elevato rispetto ad altre regioni, è giustificato dalle caratteristiche geografiche, dalla vastità delle aree boschive e dalla particolare esposizione agli incendi. Tuttavia il dibattito riguarda più la gestione efficace del personale piuttosto che il numero.
Aree a rischio e prevenzione
Le aree particolarmente vulnerabili agli incendi in Sicilia includono le catene montuose dei Nebrodi e dei Peloritani, i boschi della provincia di Palermo, le Madonie e le zone collinari di Agrigento. Queste zone, caratterizzate da una vegetazione fitta e da condizioni climatiche che favoriscono la propagazione del fuoco, sono monitorate costantemente per ridurre il rischio di incendi durante i periodi di alta temperatura e siccità.
La mappatura delle aree colpite dagli incendi o a rischio in Sicilia è fondamentale per la gestione efficace della prevenzione e dell’intervento. Sebbene il rischio di incendi boschivi sia una realtà persistente, grazie agli strumenti di monitoraggio come il Centro Operativo Regionale, il Piano Antincendio Boschivo, i sistemi satellitari e le mappe interattive, le autorità siciliane sono in grado di monitorare costantemente il territorio e intervenire tempestivamente.
Le sfide restano alte, dato il vasto territorio, la presenza di aree particolarmente vulnerabili e i cambiamenti climatici in corso. L’efficacia delle operazioni di prevenzione e spegnimento dipende da una continua collaborazione tra istituzioni, tecnologie avanzate e una sensibilizzazione attiva della popolazione.