
Venti di guerra sferzano il mondo ma dalla Sicilia si eleva un accorato appello alla pace…dal 3 al 7 marzo a New York si è svolta la terza riunione degli Stati parte del Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW) presso la sede delle Nazioni Unite e ha partecipato una delegazione italiana composta dal gruppo siciliano del Comitato Pagoda della Pace di Comiso (Salvatore Schembari, Ain Silvano Rose, Gisella Turtula, Monica Bertino), Ennio Cabiddu, Giovanna Cifoletti, Greta Triassi (Disarmisti esigenti), Paola Paesano (Costituente Terra), Sandro Ciani (Mondo senza guerre e senza violenza). Presenti 86 paesi, 163 organizzazioni della società civile e 9 internazionali che hanno preparato più di 70 eventi all’interno di questo appuntamento che si è chiuso con una dichiarazione politica contraria alla deterrenza nucleare e con l’adozione di varie decisioni che rafforzano il processo del Trattato. Per i 73 Stati parti del TPNW (94 firmatari) bisogna coinvolgere più paesi nel Trattato perché le armi nucleari “sono una minaccia per la sicurezza e per l’esistenza di tutti gli Stati, indipendentemente dal fatto che possiedano armi nucleari, sottoscrivano la deterrenza nucleare o vi si oppongano fermamente”.
Sono state ascoltate le voci di varie comunità colpite dalle armi nucleari e gli appelli dei Premi Nobel per la Pace come Nihon Hidankyo e gli Stati hanno deciso di lavorare sul piano d’azione di Vienna in 50 punti adottato in occasione della prima riunione degli Stati parte nel 2022, in vista della conferenza di revisione che si terra all’Onu nel novembre 2026. La delegazione italiana ha organizzato due eventi: nel primo si è approfondito l’applicazione del principio della sicurezza comune, alla base del documento di lavoro presentato, mentre nel secondo è stata ricordata l’esperienza di Comiso nel 1982 per il lancio di una nuova campagna contro il preoccupante scenario attuale (riarmo nucleare bielorusso a Est e nuovi euromissili in Germania). La Pagoda per la pace ha proposto una performance: alzare le braccia al cielo per “arrendersi” alla forza universale della vita (na mu myo ho ren ge kyo) che chiede il disarmo degli eserciti e delle armi.
“Noi abbiamo centrato il nostro obiettivo – dichiara contento Totò Schembari – la nostra chiave di volta sono le parole di Manzoni “Adesso, qui ed ora edifichiamo il nostro pensiero con le mani alzate” (già documentate dall’estratto di 15 minuti del documentario “Il credo della mia isola’ di Giuseppe Consales presentato a New York e alla festa di primavera 2023 dal presidente del Comitato pagoda della pace Antonio Ruello). Sono felice per questa esperienza mondiale anche perché Giulia Cacciatore, studiosa di Gesualdo Bufalino a me molto cara, mi ha folgorato con la sua intuizione di “poliziotta di Dio” perché sostiene una vivida suggestione: “Salvatore, il bambino di Varsavia sei tu alla ricerca di un ideale d’amore in direzione della Pace, sono tutti quei bambini di Comiso che sognavano quello che si realizzò nel 1987 con Gorbaciov e Reagan”.
Per Gisella Turtula “non possiamo permettere che la pace diventi un concetto astratto, è un impegno concreto che ognuno di noi e per finire le istituzioni internazionali, devono portare avanti con determinazione e passione. Come donna, come psicologa e come bambina di Comiso, sento il dovere di non fermarmi mai nella lotta per il disarmo, perché so che ogni piccolo passo, ogni voce che si alza, ogni azione che compiamo, è un seme che può germogliare in un mondo migliore per i bambini di oggi e per quelli di domani, per gli individui tutti”.
Un nuovo percorso per approfondire il lavoro svolto potrebbe prevedere: 1) raccordare ICAN con la campagna per il ‘No first use’ (ne ha parlato in plenaria anche il sindaco di Hiroshima); 2) avviare una Helsinki 2 che serva anche a una mobilitazione di base contro i nuovi euromissili 3) portare avanti il progetto di una Costituzione della Terra.
“Siamo in un momento di svolta geopolitica – dice Alfonso Navarra dei Disarmisti esigenti, storico attivista palermitano che ha preparato la ‘missione’ italiana a New York – e la nuova Yalta che sta perseguendo il presidente Trump da un lato attacca i vecchi organismi internazionali fondati sulla forza del diritto, mentre dall’altro lato può essere positiva la tendenza a trovare un accordo tra le grandi potenze. Il conflitto che si sposta dallo scontro militare allo scontro commerciale può aprire auspicabili spazi di dialogo”.